Raccontare è possibilità di stare insieme sempre, con quelli che ci sono e con tutti quelli che non ci sono. Raccontare è portarsi dentro una comunità di amici e di amori.

In un racconto del Decameron di Giovanni Boccaccio (siamo a metà del 1300, e Firenze era sconvolta da una pandemia di peste) una donna molto acuta, madonna Oretta, si prende gioco di un uomo che tenta di farle la corte.
Quest’uomo le vuol fare compagnia narrandole un racconto così bello che secondo lui anziché la fatica di camminare lei si sentirà così bene come se corresse su un cavallo veloce.
Ma il racconto si rivela lungo, incoerente, e madonna Oretta si annoia. Molto. A un certo punto, presa dal fastidio, si libera del suo accompagnatore e gli dice: “Grazie, però preferisco andare a piedi piuttosto che stare a cavallo con voi!”.
Madonna Oretta esprime molto bene cosa significa ascoltare un bel racconto: provare il piacere di non annoiarsi, di andare a cavallo e di sentire la velocità, di muoversi agilmente, di spostarsi senza ostacoli.

Questa è l’arte del raccontare. Un’arte antica che possiamo imparare perché saper raccontare significa essere capaci di capire la realtà, conoscerla, saperla trasmettere.
La Festa del Racconto vuole innanzitutto parlarci di questa arte.

Marco Antonio Bazzocchi – Direttore scientifico

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